Studio Fisioterapico Innocenti Tiziano

ERNIE, COMPRESSIONI NERVOSE E SINDROME RADICOLARE: è così utile la Risonanza Magnetica?

ERNIE, COMPRESSIONI NERVOSE E SINDROME RADICOLARE: è così utile la Risonanza Magnetica?

ERNIE, COMPRESSIONI NERVOSE E SINDROME RADICOLARE: è così utile la Risonanza Magnetica?

Già da tempo siamo a conoscenza del fatto che protrusioni discali, bulging ed artrosi sono spesso presenti anche in persone del tutto asintomatiche e che vi è scarsissima correlazione tra quello che appare nelle bioimmagini (Risonanza Magnetica, Rx, Tac ecc.) e la condizione clinica del paziente (approfondimento qui); in aggiunta, sono stati fortemente messi in discussione il ruolo e l’utilità della Risonanza Magnetica anche in caso di compressioni nervose (ad esempio dovute ad un’ernia del disco) e sindrome radicolare (o radicolopatia, ovvero quel corredo di segni e sintomi dovuti ad un irritazione del nervo, spesso comunemente definita “sciatica”)

Una recente revisione sistematica(1) infatti ha dimostrato come non vi sono ad oggi evidenze scientifiche a supporto dell’utilizzo della risonanza magnetica (RMN) nella diagnosi di compressioni delle radici nervose correlate a radicolopatia.

Gli studi sull’accuratezza diagnostica della RMN, in questo tipo di disordini, non supportano il suo utilizzo come punto di partenza nel clinical decision making del professionista, che dovrebbe SEMPRE essere basato su una approfondita anamnesi ed un corretto esame fisico, questo perché la compressione di una radice nervosa non significa sempre sindrome radicolare, così come la sindrome radicolare non coincide sempre con la compromissione della radice(2, 3).

Tradotto in termini pratici, significa che il trattamento dovrebbe essere sempre basato su ciò che il professionista valuta e non su quello che appare nelle bioimmagini; in questo modo verrebbe garantita da una parte la migliore scelta terapeutica per il paziente, e dall’altra verrebbe diminuita la quantità di esami inutili che ogni anno vengono erogati e che costituiscono una forte spesa sanitaria.

 

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La tabella indica la percentuale di riscontri anomali (che sono elencati nella colonna di sinistra) alle bioimmagini in pazienti del tutto asintomatici, in relazione all’età

 

Recentemente, infatti, la SIRM (Società Italiana di Radiologia Medica) ha affermato quanto le indagini diagnostiche siano spesso inutili e quanto il loro utilizzo sia eccessivo.

Essa sostiene (link all’articolo) che in italia 1 radiografia su 3 è inutile: questo non solo incide sulla salute del paziente, che si trova spesso sottoposto a radiazioni inutili, ma ha un forte impatto proprio sulla spesa sanitaria; inoltre viene stimato che la prescrizione di radiografie inutili aumenti del 400% il rischio di essere operati inutilmente.

Proprio riguardo alla scarsa correlazione tra le bioimmagini e la condizione clinica del paziente, la stessa SIRM ha stilato un elenco di 5 pratiche ad alto rischio di inappropriatezza, mettendo al primo posto la risonanza magnetica del rachide lombosacrale.

Ad oggi infatti, l’utilizzo della RMN nella diagnosi di radicolopatia sembra essere legato a fattori quali la disponibilità degli strumenti di imaging e le mere preferenze personali dei clinici; pertanto, prima di eseguire una risonanza magnetica, rivolgetevi al professionista più vicino che possa valutare il vostro problema aiutandovi a trovare la soluzione più appropriata!

 


Riferimenti:

  1. – Tawa N, Rhoda A, Diener I. Accuracy of magnetic resonance imaging in detecting lumbo-sacral nerve root compromise: a systematic literature review. BMC Musculoskeletal Disorders (2016) 17:386
  2. – Carrino JA, Lurie JD, Tosteson ANA, Tosteson TD, Carragee EJ, Kaiser J, Grove MR, Blood E, Pearson LH, Weinstein JN, Herzog R. Lumbar spine: reliability of MR imaging findings. Radiology. 2009;250(1):161–70.
  3. – Haig AJ, Geisser ME, Tong HC. Electromyographic and magnetic resonance imaging to predict lumbar stenosis, low-back pain, and no back symptoms. Am J Bone Joint Surg. 2007;89:358–66.